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Il microbiota intestinale risulta condizionante nell’ipertensione

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I ricercatori hanno scoperto che i microrganismi residenti nell’intestino (microbiota) svolgono un ruolo importante nello sviluppo di alta pressione sanguigna nei ratti. Gli scienziati hanno studiato due gruppi di ratti, uno con alta pressione sanguigna (“ipertensivo”) e uno con pressione sanguigna normale (“normale”). Il gruppo di ricerca ha rimosso una porzione del materiale biologico dal crasso di ciascun gruppo. A tutti gli animali, poi, sono stati dati antibiotici per 10 giorni allo scopo di ridurre la loro microflora naturale intestinale

Distribuzione dei batteri tra i villi intestinali

Distribuzione dei batteri tra i villi intestinali

. Dopo il ciclo di antibiotici, i ricercatori hanno trapiantato un microbiota ipertensivo in topi con pressione arteriosa normale e un microbiota normale al gruppo dei topi ipertensivi . Hanno scoperto che il gruppo trattato con microbiota ipertensivo sviluppa un’ elevata pressione sanguigna. Il risultato più sorprendente è che i ratti trattati con un microbiota normale non hanno avuto un calo significativo della pressione arteriosa, anche se seguendo l’andamento delle letture della pressione sanguigna, queste ultime sono leggermente diminuite. Questa scoperta è “l’ulteriore prova” – indicano i ricercatori- sulla necessità di continuare lo studio del microbiota nello sviluppo dell’ipertensione nell’uomo e supportare la possibile veridicità di un ruolo potenziale dei probiotici come trattamento per l’ipertensione. Questi studi hanno mostrato anche come l’integrazione della dieta con probiotici (microrganismi benefici presenti nell’intestino) possa avere effetti relativamente modesti sulla pressione sanguigna, soprattutto negli ipertesi. Una scoperta che fa luce sulle cause dell’ipertensione viene anche da un gruppo di ricerca del Dipartimento di Cardiologia, del Beijing ChaoYang Hospital, in Cina; gli scienziati hanno condotto un’analisi del microbiota (sui geni e sui metaboliti, sostanze della flora batterica intestinale) in 41 pazienti sani, 56 pre-ipertesi e 99 ipertesi. I pazienti pre-ipertesi e ipertesi presentavano un profilo simile del microbiota intestinale e una minore diversità di batteri rispetto ai soggetti sani. Risultavano dominanti, in particolare, i batteri gram-negativi come Prevotella e Klebsiella

I batteri che dovrebbero essere presenti  normalmente nell'apparato digerente

I batteri che dovrebbero essere presenti normalmente nell’apparato digerente

, produttori di endotossine batteriche ad azione infiammatoria per i tessuti; inoltre, quando è stato trapiantato il microbiota degli individui ipertesi nei topi germ free (privi di germi e ipo-tesi), questi ultimi sono diventati ipertesi. L’alterazione del microbiota intestinale (disbiosi) contribuisce, quindi, alla patogenesi dell’ipertensione. Il ripristino dell’omeostasi del microbiota (eubiosi), mediante dieta e stile di vita corretti (riduzione del peso, esercizio fisico e buona idratazione) è una strategia vincente ancor prima dell’intervento farmacologico, già nei soggetti pre-ipertesi. E’ stato dimostrato inoltre che nutrienti come vitamine del gruppo B (semi oleosi, tuorlo d’uovo, ortaggi verdi, fegato), colina (tuorlo d’uovo, fegato), vitamina A (fegato, uova, ortaggi e frutta), resveratrolo (uva, prugne, frutti di bosco, frutta secca), curcumina (curcuma), sulforafano (broccoli, cavolfiori) e polifenoli del tè verde, sono modulatori epigenetici (modificano, cioè, la capacità di replicare il DNA cellulare); hanno tutte proprietà antiinfiammatorie che contrastano l’azione del cancro e delle malattie metaboliche che possono essere provocate dall’alterazione della normale flora batterica intestinale.

 

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