Complimenti a Standard and Poor’s e ai politici cialtroni

Standard

La notizia del declassamento dell’Italia da parte di Standard and Poor’s non ha sorpreso affatto chi conosce, segue e denuncia da tempo la politica criminosa della finanza internazionale e in particolare delle società di ratings.

 

Un tale declassamento c’era da aspettarselo; anzi era un atto assolutamente dovuto in un momento in cui l’Italia riacquista credibilità internazionale dopo l’indiscusso successo della visita di Mario Monti in Germania, i pareri lusinghieri

della stampa internazionale generica e specialistica e, soprattutto, di fronte al collocamento dei titoli di.Stato e alla timida ma effettiva riduzione dello spread. “Vuoi vedere che adesso l’Italia va meglio e perdiamo una fonte primaria di guadagno speculativo, come abbiamo fatto in questi mesi?” si saranno detti tra loro. La prima ad esporsi è stata la sorella minore Fich ma con nessun risultato; e quindi era corretto impiegare l’ammiraglia.

 

Non dimentichiamolo. Le società di ratings sono sostanzialmente delle società speculative con enormi responsabilità nella gravissima crisi finanziaria mondiale che sta affamando il mondo intero, con reali e profondi conflitti di interesse e che guadagna e fa guadagnare proprio sulla crisi dei singoli Stati e Società: più un Paese va male, più crescono i tassi di interesse e più i creditori – grandi speculatori finanziari – ci guadagnano.

 

E in questa politica degli interessi sul debito, l’Italia è la migliore gallina dalle uova d’oro perchè ha tutti i fondamentali sostanzialmente a posto eppure è costretta a pagare al dio-mercato-Burunbugiu il 7% delle sue ricchezze, a causa di un debito mostruso pari al 120% del suo Prodotto Interno Lordo (PIL). Cioè deve drenare almento il 6% delle ricchezze di tutti noi essendo capace di produrre un PIL non superiore allì1% e se va bene! Si tratta di un drenaggio immenso. Rendetevene conto voi stessi facendo questo piccolissimo calcolo. Il debito italiano viaggia tra 1.800/1900 miliardi di Euro. Per ogni miliardo di debito al 7% ne paghiamo 70 milioni di interessi; per 10 miliardi, 700 milioni; per 100 miliardi, 7 miliardi… Se nel 2012 dovessimo rinnovare 200 miliardi in scadenza, soltanto su questa somma ne dovremmo pagare 14 miliardi! Il valore di una manovra lacrime e sangue!

 

Mi sapete indicare un altro business che rende un tale interesse a parità di rischio? Nessun altro. Non è quindi esagerato affermare che ci troviamo di fronte a degli speculatori selvaggi, a degli usurai legalizzati di prima grandezza che dobbiamo assolutamente eliminare dal nostro orizzonte se non vogliamo autodistruggerci non potendo assolutamente produrre una ricchezza pari al 7% del nostro debito in tempi relativamente brevi e non potendo privare i nostri figli del 7% della ricchezza del loro Paese, gravati come sono, ciascuno di loro con un debito di €32.000, una potenziale pensione da fame e scarsissime opportunità di lavoro!

 

E’ quindi un dovere di ciascuno di noi opporci con tutte le forze a questo tipo di finanza internazionale, mettere ordine in casa nostra eliminando gli sprechi, combattere la corruzione e l’economia illegale; ridurre drasticamente l’evasione fiscale e opporci ai politici cilatroni e conniventi, di tutti i colori con tutte lenostre forze se non vogliamo condannare i nostri figli a povertà sicura per arricchire questi criminali, perchè di politica criminale si tratta anche per gli effetti che tale politica ha sulle imprese e sulla economia reale. Pensate alle piccole e medie imprese che dovessero chiedere un prestito bancario ad un interesse del 7 al 10%. Cosa dovrebbero guadagnare per ripagare il debito e continuare a sopravvivere? E quando verrebbe a costare un appartamento se dovessiomo pagare dei mutui a due cifre?

 

Come vedete, la speculazione finanziaria ha distrutto l’economia reale e in ultima istanza la democrazia e le Società di ratings sono le loro migliori ambasciatrici.

 

Cosa fare allora? <oltre a quanto appena detto, ignorare totalmente questi declassamenti da parte delle società di ratings; metterle al bando dall’UE; rinegoziare il nostro debito rifiutandoci di pagare tali tassi ingiustificati; rivedere le regole della BCE in modo che essa possa prestare direttamente i soldi agli Stati con fondamentali solidi e non tramite le banche, facendo pagare anche agli Stati il tasso dell’1% attualmente praticato appunto alle banche ordinarie; adottare la stessa politica che adotta la Federal Reserve in casi simili.

 

La Chiesa cattolica, le Chiese luterane, il mondo islamico che gode di una felice finanza dal volto umano in termini di politica del debito, e ogni altra Istituzione etica, devono dichiarare congiuntamente, apertamente e senza mezzi termini la non ammissibilità di un tale comportamento creditizio e invitare tutte le Istituzioni e Associazioni di tutti i colori a ribellarsi anche politicamente in tutte le sedi nazionali ed internazionali. L’Unione Europea e in particolare il Parlamento Europeo da parte sua, dovrebbe accelerare il decreto in corso di stesura e che limita i poteri delle società di ratings su cui ha riferito il Vice Presidente Gianni Pittella nel novembre scorso con particolare e ammirevole convinzione. La stampa deve impegnarsi a rivelare le malefatte della finanza internazionale e informare sulle gravissime consegeuenze. Sarebbe inoltre opportuno aprire una sessione delle Nazioni Unite per discutere del tema del debito e delle sue implicazioni internazionali soprattutto nei Paesi in via di sviluppo per far emergere delle autentiche atrocità, come il caso di Burkina Faso da me ricordato in questo giornale e nel mio recente libro: “2011: occaso dell’occidente e le primavere mediterranee.”

 

Last but not least, bisogna immediatamente iniziare un processo civile e/o penale a livello nazionale ed internazionale per appurare le responsabilità delle società di ratings sul crollo del mercato del 2007-2008 e la correttezza degli strumenti finanziari creati dal 1990 ad oggi e verificarne eventuali illeciti arricchimenti o truffe. Naturalmente la stessa cosa dovrebbe fare il Presidente Obama trattandosi di società americane. Purtroppo non ha la forza per imporsi essendo queste società ormai più potenti degli stessi Stati Uniti!

 

Nel concludere, vorrei ricordare tre dichiarazioni importanti.

La prima di Giovanni Pittella, Vice Prediente del Parlamento Europeo: “L’obiettivo finale deve essere quello di non basare più le regole di Basilea sui ratings… La riduzione della dipendenza cieca dalle agenzie, deve essere uno dei pilastri della riforma. Le società di ratings non possono essere la Bibbia… La responsabilità civile pe le agenzie è un grande passo avanti per scongiurare gravi errori”.

 

La seconda è di Michael Cembalest, chief strategist della potente J.P.Morgan Chase, contenuta in una lettera riservata ai clienti VIP: “I margini di profitto sono ai massimi storici da molti decenni e questo grazie alla compressione dei salari” Una sorta di Robin Hood alla rovescia.

 

La terza è del premio Nobel americano per l’economia, Paul Krugman: “Ciò che voi dovete sapere è che stanno cercando sostanzialmente di nascondere la cruda realtà: noi viviamo in una società in cui il denaro è sempre concentrato nelle mani di poche persone e in cui tale concentrazione di reddito e di benessere minaccia di svuotare la democrazia dei suoi contenuti reali e di diventare una pura espessione verbale”.

 

Sempre Paul Krugman: “I Master of the Universe di Wall Street capiscono quanto sia moralmente indifendibile la loro posizione… E’ gente che è diventata ricca trafficando in complessi schemi finanziari che non solo non hanno portato alcun beneficio economico agli americani, ma hanno contribuito a gettarci in una crisi i cui contraccolpi continuano a devastare la vita di decine di milioni di loro concittadini. Non hanno ancora pagato nulla. Secondo loro non ci deve essere nessuna analisi approfondita. Chiunque mette in evidenza ciò che è ovvio… deve essere demonizzato e cacciato via…Chi sono dunque gli antiamericani? Non i manifestanti che cercano semplicemente di far sentire la loro voce. No, i veri estremisti aniamericani sono gli oligarchi americani che vogliono soffocare qualsiasi critica sulle fonti della loro ricchezza”.

 

La Grecia è stata distrutta; decine di milioni di persone sono ridotte al lastrico e in condizioni disumane. Vorrebbero fare lo stesso con noi Italiani che, in un certo senso rappresentiamo l’ago della bilancia mondiale. Non lo permettiamo a nessun costo. Solchiamo e scavalchiamo, se necessario, mari e… monti. Dovranno passare sul nostro corpo prima di passare su quello dei nostri figli!

 

Uniamoci cementati da una profonda coscienza critica, etica e di indipendenza intellettuale. Rifacciamo a tutti i costi la legge elettorale, annulliamo la porcata del porcellum, scegliamo tra noi i migliori competenti e responsabili e andiamo avanti uniti senza tenetennamenti. Riprendiamoci il nostro potere e rifondiamo la democrazia reale! 

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Anonimo 14 gennaio 2012   19:34
L’utente ha risposto al commento anonimo del 14 gennaio 2012. Visualizza »

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Anonimo 14 gennaio 2012   19:29
L’utente ha risposto al commento anonimo del 14 gennaio 2012. Visualizza »

Testo in corso di verifica

Anonimo 14 gennaio 2012   18:26

 Condivido pienamente il contenuto dell’articolo. Desidero aggiungere quanto segue:

– la credibiltà delle 3 Agenzie di rating è del tutto compromessa dagli enormi conflitti di interessi di cui sono portatrici,dal

  momento che alcuni dei loro proproprietari o principali azionisti

  (vedi  in particolare Standard & P.) sono grossi investitori che hanno innegabile interesse a

  manipolare in qualche modo il mercato mondiale per assoggettarlo ai loro fini;

– non capisco perchè in in Italia la Consob ed in Europa gli organismi di controllo non prendono posizione e non si oppongono

  con  fermezza allo

  strapotere di queste Agenzie,che vanno a provocare turbative di mercato emettendo valutazioni che sono spesso  più  

  frutto di  sensazioni e suggestioni che  non fondate su dei dati obiettivamente dimostrati.

Possibile che non ci sia nessuno che prenda la questione di petto? E non mi si venga a dire che quando uno ha la febbre non se la deve prendere con il termometro che la misura;in questo caso siamo di fronte a dei termometri visibilmente taroccati (basta ricordare di quello che è successo con i rating attibuiti all’epoca a Lehemann Brothers!)! 

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